AlternativeTo LogoTrovandomi a che fare quotidianamente per lavoro con diverse piattaforme (os X, Windows, Linux, iOs, Android…) mi ritrovo spesso a cercare una valida alternativa a quell’ottimo software sviluppato però solo per una di esse.

Oggi ho scoperto AternativeTo: un sito web che, individuato un software, propone l’alternativa per le altre piattaforme con tanto di pareri di altri utenti. Ancora non l’ho messo a dura prova ma per adesso promette bene.

Questa barzelletta me la raccontò un amico anni fa. Qualche giorno addietro, non so per quale motivo, mi è tornata in mente ma non completamente. Diversi i tentativi per cercare di ricordarla, anche con l’aiuto di mia moglie, ma niente da fare: ho dovuto ricontattare l’autore per risolvere l’impasse.
Questa volta non voglio scordarmela e così eccola qui:
C’e’ Gino, bimbino disabile che passa buona parte del suo tempo sul dondolo in giardino.
E’ mattino, Gino è lì che dondola, passa il postino: “Ciao Gino, tutto bene?” e Gino: “ti!”. Il postino: “Gino ma lo sai chi è Ioni?” e il povero Gino: “N no, chi, chi, chi è Ioni?” e il postino, tutto soddisfatto gli risponde: ”è quello che ti ciuccia i coglioniiiiiii!”.
La mattina successiva stessa scena: Gino è sul dondolo che dondola, arriva il postino e:
“Oh Gino ma lo sai chi è Ioni?”
“N no, chi, chi, chi è Ioni?”
“Ioni è quello che ti ciuccia i coglioniiiiiii!”. Gino ci rimane male.
La mattina successiva Gino si rimette sul dondolo a dondolare. Arriva il postino, sempre con aria soddisfatta:
“Gino ma lo sai chi è Ioni?”
“N no, chi, chi, chi è Ioni?”
“è quello che ti ciuccia i coglioniiiiiii!”.
Questa volta il bimbino si fa furbo, va dal babbo chiedendo aiuto: ”babbo babbo, il postino mi dice “sai chi e’ ioni”?” e il babbo: “e tu lo sai?” e Gino: “n no e il pottino mi mi mi ripponde c che è quello che mi ciuccia i co i co i coglioni!”. Il babbo ci pensa un po’ e dice al bimbino: “Gino sai cosa devi dire domani mattina al postino? E te sai chi è Martino? Quello che te lo butta in culo dalla sera al mattino!”
Il mattino dopo il bimbino va a sedersi tutto soddisfatto sul dondolo e con un’espressione un po’ malefica sul volto si mette ad aspettare il postino.
Arriva il postino che dice a Gino: “Ciao Gino, o lo sai chi è…” ma questa Gino ferma il postino con la sua manina e dice: ”no pottino… lo sai, lo sai, lo sai te chi e’ Mar… Mar… Martino?” e il postino: ”Deh, e’ il cugino di Ioni!” e il bimbino: ”Ioni? E chi e’ ioni?”

Adobe AirQualche giorno fa avevo installato Adobe AIR per provare la Suite Digital Publishing e feci caso ad un errore strano in fase di installazione. Ma andavo di fretta, non gli diedi peso e non riuscii a provare nemmeno la suite.

Oggi mi son rimesso di impegno e, come provavo ad avviare un’applicazione AIR, la stessa mi avvisava che Adobe Air non era installato e che dovevo procedere con l’installazione.

Strano perché Adobe Air doveva essere già presente sul sistema.

Non mi sono scoraggiato e ho disinstallato Adobe Air tramite l’applicazione Adobe Air Uninstallar che trovate nella cartella Applicazioni::Utilità.

Rieseguo l’installer di Adobe Air e la procedura che pare concludersi con successo avvisa all’ultimo con questo messaggio:

Errore installazione Adobe Air su Mac Os X

Ma ovviamente io sono l’unico utente non che amministratore della mia macchina. Quindi come fare?

Inutili sono stati i tentativi di disinstallare e reinstallare Adobe Air. E se avviavo un’applicazione Air questa mi diceva che Adobe Air non era installato.

A questo punto mi sono affidato ad internet e spulciando è apparsa ovviamente la soluzione che vi riporto.

Andate nella vostra home, poi dentro la cartella Libreria, poi dentro la cartella Application Support ed infine dentro la cartella Adobe.

All’interno di questa trovate una cartella nominata Air. Bene, prendetela e buttatela nel cestino.

Adesso riavviate l’installazione di Adobe Air e dovreste terminare la procedura, davvero, con successo.

Più semplice di così!

Chatribù: che noia che barba.

Per togliervi definitivamente questa noia (io non mi sono iscritto ma mi son trovato tempestato di inutili sms per volontà di wind) seguite le istruzioni che ho trovato a questo indirizzo.

La parte interessante comunque dice:

Per disattivare totalmente il servizio Chatribu’ invia STOP al 48002.

Eseguire una scansione della rete con Mac Os X

Posted: 24, dicembre, 2010 in Unix
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Installatomi in una nuova azienda e trovandomi a scoprirla informaticamente ho avuto la necessità di vedere come era costituita la rete, ovvero vedere tutte le macchine connesse al router, l’ip assegnato e altre informazioni.

Dopo una serie di ricerche non andate a buon fine su macupdate.com per vedere se c’era qualche applicazione che facesse tutto ciò… ho scoperto il comando unix nmap. Ovviamente è il comando che fa a caso mio ma, aprendo il terminale, scopro non essere installato su Mac Os X. Poco male, sul sito http://nmap.org/ ho trovato l’installer che aggiunge questo prezioso comando al nostro Mac e, tramite X11, anche la versione con interfaccia grafica.

L’installazione è veramente semplice, peccato che non preveda la disinstallazione, e nel caso, occorre procedere manualmente. Ancora non ci ho provato ma il readme incluso nel dmg dice dove vengono installate le varie componenti:

The nmap, ncat, and ndiff command-line binaries will be installed in /usr/local/bin, and additional support files will be installed in /usr/local/share. The Zenmap application bundle will be installed in /Applications/Zenmap.app.

Con questo ho risolto!

ROMA – L’ultimo bollettino dei medici del policlinico Casilino non lascia sperare nessun miglioramento: Maricica Hahaianu, l’infermiera romena 32enne colpita al volto nella metro Anagnina di Roma da Alessio Burtone (ora agli arresti domiciliari) è in coma irreversibile.

Il marito della giovane infermiera viene assistito da una equipe di psicologi. I medici lo descrivono come «un uomo piegato dal dolore» e sottolineano come «la sua situazione in queste ore è difficilissima: lui e Maricica, in Romania, hanno un bambino di tre anni».

Maricica Hahaianu

Maricica Hahaianu

Questi sono due stralci tratti da uno dei tanti articoli apparsi sui quotidiani in questi giorni: Maricica, ragazza che si è vista passare avanti Alessio Burtone durante la fila della biglietteria della stazione e che pagherà, con molta probabilità, purtroppo, con la morte il tentativo di far valere un comune diritto come quello del posto in una fila.

Certo, il pensiero, il dispiacere, la rabbia cade sull’aggressore: strafottente e alla fine, non contento di avvalersi dei diritti altrui, anche omicida. Ed è giusto che sia così.

Ma oggi riflettevo: sicuramente la Maricica, se si ritrovasse di nuovo nella medesima situazione, ovvero in fila e con il cafone che passa avanti, non ci penserebbe due volte a lasciar correre. Magari ad esternare la maleducazione del buzzurro… ma poi basta. Niente rincorsa, niente inseguimento, niente spinte al furbastro cercando di sedare, soddisfare la rabbia, la frustrazione che accumuliamo quotidianamente grazie alla vita frenetica offerta dai tempi odierni.

Pensa Maricica, hai a casa un bambino ed un marito che ti aspettano: loro sono più preziosi, molto più preziosi del tuo orgoglio ferito. Adesso, hai sì, la nostra solidarietà, ma cosa è al confronto del tuo bene più prezioso: la famiglia?

E questo vale per tutti noi: quante volte esageriamo, e dico esageriamo, nel far valere i nostri diritti? E se davanti ci troviamo un Alessio Burtone? Siamo disposti a rinunciare ai affetti, ai nostri cari in cambio poter affermare “ho ragione io”?

O forse conviene far valere i nostri diritti senza però farsi guidare dall’orgoglio?

Qualcuno, duemila anni fa, ci ha dato, tra le tante altre, una magnifica lezione di umiltà…

Giracchiando per il web ho trovato queste tre bellissime tavole disegnate da Alfredo Cassano che ripropongo. E ditemi se non sono “ganze”…

Italian gestures part one

Italian gestures chapter one

Italian gestures part two

Italian gestures chapter two

Italian gestures chapter three

Italian gestures chapter three

Gianna Jessen

Gianna Jessen

Sono sempre stato contro l’aborto. Da quando poi ho visto i miei figli dal concepimento crescere nel ventre di mia moglie son diventato ancora più ostinato. E non mi vergogno affatto a proclamare che chi effettua un aborto è un assassino. Non ci sono scuse, parole o fatti che tengono: abortire significa uccidere un essere umano.

 

Pochi giorni fa ho scoperto, tramite facebook, Gianna Jessen, una ragazza, quasi coetanea che è sopravissuta ad un aborto. Ha pagato caro l’egoismo dei genitori ma meno di tanti altri bambini più sfortunati: è nata ma con una paralisi cerebrale… ma nonostante tutto a tre anni e mezzo era già capace di camminare con degli deambulatori.

E adesso è una anti abortista che cerca di svegliare tutte quelle menti addormentate, piene di se e lontante da Dio.

Che siate favorevoli o contrari all’aborto guardatevi questi due brevi filmati (qui c’è la parte I, poi guardate la parte II) e poi fatemi sapere: voi, da che parte state?

Il sito di Gianna, in lingua inglese, è raggiungibile al seguente indirizzo:

http://www.giannajessen.com/

Leggo l’articolo del Foglio del 30 Agosto 2010 che riprende a sua volta l’articolo apparso su Il Sole 24 ore che notifica la codifica del genoma del grano (a quanto dicono molto più complesso di quello umano) e la pubblicazione on line. Tale condivisione, dice Antony Hall, ricercatore dell’Università di Liverpool, consentirà, la faccio breve, una maggiore resa della coltivazione del grano (attestato oggi sulle otto tonnellate per ettaro) e, di conseguenza, un abbassamento del costo della pagnotta. Tutto questo in cinque anni.

A parte l’idea che l’uomo possa giocare con il genoma del creato mi spaventi non poco (non è che non mi fidi della scienza quanto dell’uomo) non riesco proprio a credere che tra cique anni andrò dal panaio e il mio pane quotidiano lo pagherò meno.

Così questo post memorandum: adesso il costo medio del pane è di euro 2,63 al kg (fonte: Il corriere del Veneto). Rivediamoci tra cinque anni sperando di essermi sbagliato.

Oggi, intorno alle 13:00 passano sfrecciando due camionette dei pompieri in direzione S. Caterina di Pittinuri. Approfitto, prendo al volo macchina fotografica e iPhone, salgo in macchina e mi getto all’inseguimento dei pompieri. La fortuna non mi assiste: tra me e loro due camperisti in rilassante vacanza che vanno lenti lenti in una strada tutta curve. Ma non mi perdo d’animo e proseguo anche se perdo di vista i mezzi rossi. S. Caterina non è enorme, li troverò. E difatti li trovo parcheggiati in località su rio. Ci trovo anche un ambulanza e macchina dei carabinieri.

Scendo e mi reco verso la scogliera con macchina fotografica pronta.

Un uomo cagliaritano S. B. di 47 anni ma residente a Quartu S. Elena è scivolato durante una escursione rovinando sulla scogliera. Questa volta il mare agitatissimo non c’entra niente. Quando arrivo, grazie al cielo, il ragazzo viene portato verso l’ambulanza, ammaccato ma salvo. Lo sento parlare. Scatto una serie di foto.

La salita dei Vigili del Fuoco con barella e malcapitato

Prendo anche informazioni dai vigili del fuoco ai quali prometto di inviare le foto che ho scattato.

Unione Sarda

Torno a casa e, invece di mettermi a pranzo, immediatamente scrivo una mail a L’unione Sarda con quanto è successo e relativi scatti chiedendo se fossero interessati alla pubblicazione.

Nel pomeriggio vengo contattato e, visto che mi trovavo ad Oristano, mi sono recato di persona alla redazione. Chiacchierata che si conclude con un “sento il responsabile di Cagliari e le faremo sapere”.

Le ore passano, faccio altro, il telefono non suona. Sono le otto passate, orario limite dopo il quale il mio interlocutore chiude la sua giornata lavorativa. Nulla di fatto. Peccato.

E siamo a due: un anno fa, proprio ad Agosto feci un servizio simile su una ragazza spagnola che pensò male di buttarsi dall’arco di S’Archittu con degli amici facendosi male e anche in quell’Agosto di un anno fa la storia fu uguale. Foto bellissime ma nessuna pubblicazione.

Dicono che non ci sia due senza tre… ma che devo aspettare, un’altro anno? Unione Sarda… Unione Sarda…

AGGIORNAMENTO:

Questa mattina ho fatto la corsa ad acquistare L’Unione Sarda e cosa ti vedo? L’articolo del cagliaritano caduto sulle rocce di Cuglieri e… una foto. La osservo, confronto con gli scatti che ho inviato al giornale. Non è la mia! Incredibile, non è la mia. Leggo l’articolo e cosa trovo? La foto è di Alessandra Chergia, la fotografa dell’Unione. Ma lei non era sul posto. Come ha fatto ad immortalare il momento se non c’era?

Chiamo il mio interlocutore al giornale e pongo il dilemma che mi arrovella le cervella: “scusi ma c’era la vostra fotografa sul posto? Come mai non me l’ha detto subit0?”. Dall’altra parte, con un po’ di imbarazzo: “No, la fotografa, in realtà non c’era ma mi ha mandato lo scatto in tarda serata…”. Non ho voluto insistere per carattere. Forse ho fatto male. Ma rimane il mistero: come ha fatto a mandare la foto dell’intervento se lei non era lì…

Facendo mente locale, sul posto c’ero io e un turista dotato di reflex e teleobiettivo. Il caposquadra dei Vigili del Fuoco aveva chiesto sia a me che a quest’altro se potevamo mandare le foto alla sua casella di posta elettronica per documentare l’intervento. Diciamo ragioni d’archivio. A questo punto l’unica spiegazione plausibile è che questo turista abbia mandato le foto al caposquadra e il caposquadra, per chissà quali motivi, l’ha mandata a Alessandra Chergia la quale “ha fatto finta di scattare lei la foto” e le ha inviate al giornale…

Ho appena scritto una mail al vigile del fuoco contenente l’indirizzo all’album Picasa con tutti gli scatti effettuati e con la cortese richiesta di farmi sapere se le cose sono andate davvero così… se così non fosse questa Chergia è proprio misteriosa!